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La Julia torna a scuola
15-04-2017 - Concordia Sagittaria

Non si finisce mai di imparare, lo sanno tutti, ma qualche volta lo si può fare passando anche dall’altra parte della barricata, ossia insegnando. Accogliendo la richiesta dell’Istituto Scolastico "Rufino Turranio", a sua volta coinvolto dalla Giunta della Regione Veneto, la Julia Sagittaria ha infatti preparato una serie di attività da svolgere con i ragazzi della scuola primaria. La Julia, che dal 1952 è parte integrante del tessuto sociale di Concordia Sagittaria, assieme alle altre numerose associazioni, di buon grado si è resa disponibile.
L’iniziativa ha preso il via sabato 1 aprile con tre ore di sport-gioco-calcio che, grazie anche alla bella giornata e alla preparazione ai tecnici del team concordiese, hanno dato modo ai ragazzi di divertirsi all’aperto.
Abbiamo quindi chiesto al Responsabile del Settore Giovanile della Julia, Pierluigi Marcomini, come la Società interpreta queste collaborazioni.

1. Mister Marcomini, la Julia è sempre disponibile per queste attività?
Si, la Julia c’è. Si parlava già lo scorso anno di una possibile collaborazione con la scuola e quest’anno siamo (Marcomini e Ghedini, ndr) riusciti a concretizzarla.

2. Con quanti ragazzi avete a che fare?
Tutti i tecnici liberi si sono resi disponibili, per cui al venerdì per un plesso (Paludetto ndr) ed al sabato per altri due (Ottaviano e Montalcini, ndr) svolgiamo l’attività. Sono interessate, per 4 giornate, le classi dalla prima alla terza, ma ci è stato chiesto di organizzare anche una giornata per quarte e quinte, cosa che abbiamo fatto. Perciò saranno coinvolti in definitiva 330-340 ragazzi. Alla fine della prima giornata abbiamo già raccolto gradimenti e siamo soddisfatti. Possiamo dire che in sostanza è il proseguimento dell’attività che avevamo già iniziato in inverno con alcuni pomeriggi in palestra. L’adesione era stata volontaria dato che gli spazi erano fuori dell’orario scolastico, e avevamo coinvolto oltre 40 ragazzi. Anche in quella occasione c’era un avvicinamento al calcio attraverso esercizi che in primis miravano allo sviluppo psicomotorio, grazie ad esercizi mirati e ad attrezzi sportivi come birilli, cerchi, aste, oltre ovviamente ai palloni. Avevamo raccolto un discreto successo, con genitori che ci hanno manifestato l’apprezzamento.

3. Cosa ne viene alla Società da questo dispendio di forze ed energie?
La Julia è una Scuola Calcio riconosciuta dalla FIGC ed è tenuta a svolgere attività formativa. È un compito istituzionale, la sua “mission” si potrebbe direbbe . Normalmente lo fa nel suo ambito ma è, direi, un dovere proporsi e collaborare con le scuole.  Lo svolgimento, in ogni caso, ci consente di raccogliere dei punti che in una graduatoria FIGC permettono di raggiungere il livello élite, cioè di guadagnarsi un appellativo di riconosciuta eccellenza. Sarebbe un riconoscimento prestigioso. Per mantenerlo, poi, occorre lavorare e con la Dirigenza stiamo studiando il da farsi. Abbiamo, ad esempio, un progetto ambizioso da pianificare con la collaborazione della scuola: oltre all’attività sportiva, fisica e calcistica, vorremmo offrire ai nostri tesserati, che ne avessero il desiderio o la necessità, l’accesso a sportelli di studio, prima o dopo gli allenamenti nei locali della Società, così che scuola e sport possano essere integrati. Crediamo che sarebbe un possibilità importante anche per le famiglie. Le idee non mancano, occorre studiarle bene…

4. Che la Julia si dedichi alla sviluppo psicomotorio dei giovani è nobile, bello e prezioso. Ma in un certo senso non è un investimento a rischio? Se non diventano calciatori ma pallavolisti piuttosto che nuotatori o tennisti…
Potrebbe sembrare vero per una Scuola Calcio. Ma non è così.
Per i nostri piccoli tesserati il pallone da calcio è solo uno degli attrezzi. Come ben sanno i nostri tesserati più giovani e ancor di più le loro famiglie, lavoriamo, specialmente con i più piccoli, sullo sviluppo fisico: corsa, salti, ginnastica sono la principale attività sportiva; poi, con le giuste dosi, insegniamo anche la tecnica calcistica. Lavorando per diventare atleti potranno diventare anche calciatori. Ma se riuscissimo a formare  atleti che scegliessero di praticare nuoto, tennis o pallacanestro per noi sarebbe comunque un obiettivo raggiunto.
Volevo inoltre far notare che con l’esperienza che abbiamo maturato in questi anni ci siamo accorti che molti, forse troppi, bambini hanno difficoltà nei movimenti, anche nella semplice corsa. È un fenomeno confermato anche dagli studi. La mancanza di spazi per il gioco libero, che abbondavano invece alcuni decenni fa, riduce quella che potremmo chiamare “la formazione sul campo”, cioè quei giochi che un tempo si svolgevano nelle strade, nei campi, sui fossati, sugli alberi, con gruppi di bambini e ragazzi di età eterogenea in totale autonomia e con grande impiego della fantasia. Da un lato si acquisiva destrezza, agilità, muscolatura anche, dall’altro si interagiva con ragazzi più piccoli e più grandi. Era una buona palestra di vita. Oggi gli spazi per il gioco libero sono sempre più ristretti e rimangono solo quelli istituzionali (principalmente quelli di calcio, pallacanestro, pallavolo). Per fortuna a Concordia c’è anche l’Oratorio, ma non tutti purtroppo lo frequentano, per cui dare queste possibilità anche nell’ambito scolastico è oltremodo importante.

Alberto Querin

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