Dal 16 al 19 aprile 2026 a Caorle torna in scena il grande evento dedicato all'Educazione. Sì, perché non si tratta semplicemente di un festival, ma è un evento che ormai è diventato un modello di comunità che fa scuola, e non solo in senso metaforico. Ogni anno, da quattro anni, il Comune di Caorle con il supporto di Made Eventi confeziona un programma ad hoc per giovani e famiglie.
Il fil rouge che guiderà l'edizione 2026 è la tematica del rapporto sempre più complesso e complicato tra i ragazzi e la tecnologia: non solo smartphone, ma anche internet e intelligenza artificiale, si parlerà di questo e tanto altro allo scopo ben preciso di dare risposte concrete ed utili ai genitori che si sentono sperduti nella giungla del digitale.
Per affrontare in modo lucido e competente un tema così discusso e difficile, l'organizzazione ha deciso di portare a Caorle, tra i numerosi ospiti, due esperti della materia, che pur osservandola da punti di vista apparentemente diversi, sono accomunati da un obiettivo condiviso e una sfida complementare: Daniele Novara, pedagogista fondatore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (CPP), e Marco Camisani Calzolari, divulgatore digitale, docente universitario e volto noto della televisione, esperto di truffe online e IA e seguitissimo sui social con più di 20 milioni di visualizzazioni al mese. Due volti che non hanno nulla da invidiare a quelli delle edizioni passate e che confermano ancora una volta l'efficienza e l'impegno della macchina organizzativa che anno dopo anno cerca di affidarsi a voci autorevoli per sostenere con forza gli importanti argomenti che il Festival tratta.
Novara, affronterà in primis la tematica dell'uso precoce degli smartphone, battaglia che lo ha reso noto al grande pubblico, «gli smartphone, soprattutto prima dei 14 anni, fanno male - afferma il pedagogista - allo sviluppo dell’attenzione, alla qualità delle relazioni, alla costruzione dell’autonomia. Da anni sostengo, anche attraverso una petizione pubblica, la necessità di una legge che vieti l’uso dello smartphone prima dei 14 anni. Perché oggi il genitore è lasciato solo dentro una pressione enorme e una norma condivisa aiuterebbe a togliere forza a quel “lo hanno tutti”, trasformandolo in qualcosa di molto meno vero e molto meno ricattatorio». Più in generale, Daniele Novara si occupa anche del rapporto genitore-figlio e su come un recupero dell'autorità, che oggi è quasi del tutto sparita, sia necessario per ristabilire la figura di guida che un genitore dovrebbe ricoprire e che torna utile anche per il tema dell'uso del digitale. Allargando ulteriormente l'obiettivo, Novara tratterà anche l'argomento della "comunità educante", «i bambini e i ragazzi crescono nelle relazioni, non nell’isolamento. Hanno bisogno di una pluralità di adulti e di coetanei, di contesti, di esperienze vive. Se tutto si chiude dentro la coppia genitore-figlio o, peggio, dentro uno schermo, la crescita si impoverisce. Una comunità educante offre proprio questo, un tessuto di relazioni reali in cui i bambini possono sperimentarsi, confrontarsi, anche scontrarsi e imparare».
Marco Camisani Calzolari, dal canto suo, offre uno sguardo più "pratico" sul tema: «il concetto di "nativo digitale" è sbagliato: essere nati quando il digitale c'era già e saper usare quegli strumenti non significa conoscerli. Un ragazzo di 12 anni oggi scorre uno schermo a velocità impressionante. Sa aprire app, condividere contenuti, navigare tra piattaforme. E non ha la minima idea di cosa succede dietro. Con l'IA i rischi non sono aumentati ma cambiati, perché oggi un ragazzo può incontrare qualcuno che gli parla, lo ascolta, costruisce una relazione con lui ma non sa chi o cosa c'è dall'altra parte, né se quello che legge è vero, perché nessuno glielo ha insegnato.» Attraverso la filosofia del "cyberumanesimo" cercherà di dare una sua visione sul ruolo di scuola e famiglia nella formazione di cittadini digitali consapevoli e non solo consumatori di schermi, «una cosa è uno strumento che usi - spiega Camisani Calzolari -, un'altra è uno strumento che ti usa. La scuola in Italia insegna ancora come se internet non esistesse, non sono competenze tecniche, sono competenze civiche quelle che si necessitano: Come si verifica una fonte. Come funziona un algoritmo di raccomandazione. Perché certi contenuti ti arrivano e altri no. Mentre la famiglia dovrebbe insegnare come stare al mondo, anche senza telefono, saper tollerare la noia e saper costruire un pensiero. Un cittadino digitale consapevole non è qualcuno che sa tutto sulla tecnologia. È qualcuno che sa chi è, anche quando la tecnologia gli dice chi dovrebbe essere.» Infine, si occuperà di truffe online, che con deepfake e AI generativa sono aumentate del 456% e rappresentano sicuramente un problema al quale prestare un'attenzione sempre maggiore.
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