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Via Cavour e Sant'Agnese
Un percorso di visita in città

Con il severo colonnato del collegio "Marconi" si chiude via Seminario. A sinistra la via Mazzini, o Stretta, riporta in centro. A destra via P. Bernardino. A qualche decina di metri, quasi sicuramente all'altezza del ponte, sorgeva la quinta porta, quella in direzione Summaga, demolita nel secolo scorso. Accostato al ponte il capitello della Madonna del Palù, semplice costruzione con all'interno un bassorilievo in marmo, seicentesco, raffigurante la Madonna col Bambino. A questa immagine era particolarmente affezionato P. Bernardino da Portogruaro, e nel centenario della sua morte (7 maggio 199) il capitello è stato restaurato a cura di Giuseppe Pertile.
La continuazione di via Seminario è invece via Cavour, chiamata una volta, con misto di rispetto è ironia, strada dei siori, dei signori, in quanto vi dimoravano i grandi proprietari terrieri, quando la vera ricchezza era considerata la terra. E' forse questa la via che ha conservato meglio di tutte una sua unitarietà stilistica e architettonica, pur nella diversità delle tipologie edilizie. Il via è dato dai due grandi palazzi Impallomeni e Dal Moro, sulla destra. La tradizione vuole opera del Bergamasco, lo stesso architetto a cui si deve la villa comunale. Anch'essi uniscono lo stile gotico con dei grandi archi a sesto acuto al gusto rinascimentale delle facciate, movimentate da una pentafora il primo e da una quadifora il secondo. Nel sottoportico dei due palazzi formelle dipinte con blasoni nobiliari, mascheroni grotteschi e stemmi di Portogruaro.
Sulla sinistra, al civico 6, cada Nadali, nel cui sottoportico, entro lunette, si notano ancora, benché piuttosto malandati, teste e mezzi busti di santi e profeti, riferibili alla fine XV - inizi XVI secolo.
Sempre sulla sinistra, a seguire, i due grandi palazzi Scarpa Bonazza e, all'angolo con calle Bovoloni, il magnifico palazzo già Travaglini - Marostica, del sec. XVI, con una duplice quadrifora, ora splendidamente restaurato a cura della famiglia Gallo. Sull'angolo con calle Bovoloni fino ad un paio d'anni fa, nel riquadro di una finestra murata c'era un affresco, probabilmente ottocentesco, raffigurante Cristo in croce con la Madonna e Maria Maddalena. Nel corso del restauro del palazzo l'affresco e malauguratamente scomparso. Sulla destra, al civico 15, casa Perrero, in mattoni faccia a vista, con il prospetto armonicamente spaziato dalla trifora centrale affiancata da due monofore centinate. Il palazzo apparteneva all'archeologo Dario Bertolini. Degno di nota anche il palazzo Rubbazzer, della fine del sec. XVI, dipinto di un caldo rosso veneziano, dietro il quale si apre un vasto parco - giardino.
La strada è inquadrata dalla porta di S. Agnese. La sua costruzione risale all'inizio del XIII sec. e delle tre superstiti è quella ha mantenuto più intatte le caratteristiche gotiche. Questa storico edificio è, unico dei re, di proprietà del Comune di Portogruaro, che lo acquistò nel 2987. La torre subì vari restauri, come le altre, ma restauri ben più complessi, che comportarono probabilmente il rimaneggiamento dell'edificio, interessando la torre alla metà del sec. XVI, allorché il podestà Girolamo Zorzi provvide a far pavimentare dalla torre fino al palazzo vescovile (il fatto è ricordato da un'iscrizione collocata sul camino esterno, verso via Cavour). Più recenti lavori di consolidamento e restauro del complesso sono stati realizzati dalla Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici del Veneto a cavallo degli anni 1988-89. Essi hanno comportato il rinforzo delle murate, la ripassatura e sostituzione delle travi dei solai e del coperto, il rifacimento degli intonaci, la demolizione della scala e delle paretine divisorie in legno tra il 1° e il 2° piano, il rifacimento dei serramenti, ecc. L'edificio si sviluppa su due piani collegati appunto da una scala in legno, per una superficie complessiva di 70 mq.
Il Comune è in trattative, e dire il vero un pò laboriose, per l'acquisto anche delle due casette adiacenti, così da poter adattare il complesso, con ogni probabilità, a sede del museo della città.
A destra della torre, al fondo del piccolo viotto, resti delle antiche mura cittadine e una delle torrette di guardia.
Sulla sinistra via Rastrello ci riporta in breve a S. Giovanni donde siamo partiti.
Oltrepassata la porta, sulla sinistra casa Pasqualis, con resti di affresco del sec. XVI. Il restauro eseguito nel 1988 ha riportato in luce tutto quanto non era irrimediabilmente scomparso. Malgrado la pochezza delle decorazioni superstite (soggetti allegorici e putti alle finestre del granaio, grottesche e fregi con mascheroni e stemma a livello del piano mobile), sulla base di confronti stilistici e tematici è stata avanzata anche per questi la paternità dell'Amalteo.
La vista del centro storico vero e proprio, così come delimitato delle antiche mura e come definito dal decreto ministeriale che lo ha sottoposto a vincolo, sarebbe terminata.
Ma vale assolutamente la pena allungare il cammino di poche centinaia di metri e, oltrepassato l'incrocio della statale 14, visitare la chiesa delle sante Agnese e Lucia extra muros. Anche la chiesa di S.Nicolò, al lato opposto della città, veniva chiamata extra muros proprio per sottolineare, anche nel titolo, la separazione dal centro urbano.
Allo stato attuale degli studi non si ha notizia di quando questa chiesa sia stata fondata. Si sa però che nel 1318 vi era annesso un monastero di benedettine, notizia confermata dall'atto con cui, il 18 ottobre 1332, la monaca Marchesina assunse l'ufficio di badessa del monastero. Nel testamento del 2 dicembre 1329 Enrico Squarra, della nobile famiglia portogruarese, lascia un legato anche alla chiesa di S. Agnese.
Ritiratesi da Portogruaro le Benedettine, nel 1452 il vescovo Antonio Feletto concesse chiesa e monastero ai Francescani Osservanti. Tra la metà e la fine del sec. XV l'intero complesso di S. Agnese fu oggetto di ampliamenti e restauri (compresa la costruzione del campanile), culminati nella consacrazione della chiesa avvenuta l'8 settembre 1496 ad opera di Petrus Fridachus Episcopus Nissariensis.
I Francescani rimasero a S. Agnese fino al 1769, anno della loro soppressione. Messo all'asta il convento, com'era avvenuto per quello di S. Cristoforo quasi un secolo prima, la chiesa divenne parrocchiale. Più volte e non sempre esperti rimaneggiarono, all'inizio del secolo l'edificio fu riportato alla forma originaria, fu riaperto il rosone della facciata, sistemate le finestre che furono dotate di vetrate a colori, rialzato di due gradini il pavimento del coro.
Il monastero, acquistarono dal nobile veneto Martinelli, in parte fu demolito, e in parte trasformato in villa residenziale. Dal 1937 al 1963 il complesso appartiene alle Figlie del S. Cuore, che vi tenevano l'Istituto Magistrale femminile. Acquistato successivamente dal comune di Portogruaro è ora sede dell'Istituto Magistrale "M. Belli".
Villa Martinelli, oggetto di continui interventi da parte della Soprintendenza per i Beni Culturali e Architettonici del Veneto, ha il prospetto principale sul retro, cui si accedeva da un'ampia scalinata.
La chiesa è a navata unica, con copertura a capriate. Sul fondo l'abside poligonale, cui l'esterno è addossato lo snello campanile, dalla caratteristica guglia. Sulla facciata principale si possono ancora notare i segni delle arcate del portico. Nella lunetta sopra la porta Madonna con Bambino tra due sante, di più difficile lettura.
A seguito dei lavori di restauro del 1986-87, tra capriata e capriata sono emersi affreschi tardo quattrocenteschi (200 x 50 cm) raffiguranti i primi santi dell'Ordine francescano. I restauri successivi hanno anche interessato il pavimento della chiesa, dov'erano prima collocate 15 lastre tombali. Di queste, 13 sono state collocate in un corridoio che porta alla sacrestia, mentre due sono state collocate ai lati della porta principale. E' interessante quella di destra, del 1563, con un veliero nella parte superiore, e in quella inferiore un'iscrizione che ricorda i membri della Confraternita di S. Nicolò. Questa confraternita, chiama poi anche Fraglia del Traghetto, aveva l'appalto del trasporto merci e persone per Venezia e altri luoghi. Alla metà del sec. XVIII trasportava anche il pesce fresco a Vienna. Sarà probabilmente nel sec. XIV, come altre confraternite, con scopi di mutua assistenza e religiosi, divenne nel corso dei secoli una vera e propria impresa commerciale Godeva anche di un certo benessere se, nel 1748, commissionò al pittore friulano Biagio Cestari (1714-1795) il dipinto S. Nicolò in gloria su velieri che si trova sul primo altare a destra.
Come da comunicazione del parroco, mons. Oscar Redrezza, fino a non molti anni fa la Confraternita di S.Nicolò faceva celebrare una messa a quest'altare il lunedì dopo Pasqua.
Sull'altare di fronte una curiosa tela composita, in cui nella parte inferiore è raffigurato Gesù fra i dottori del Tempio, di scuola veneta del sec. XVI, mentre nella parte superiore, di livello più modesto e di epoca posteriore , sono rappresentati i santi Antonio e Giovanni Nepomuceno.
Ma l'opera di maggior pregio in S. Agnese è il gruppo in terracotta della Pietà, attribuita al modenese Guido Mazzoni (1450-1516). L'opera, il cui lungo e delicato restauro è ancora in corso, rappresenta un unicum nel panorama artistico locale, e non solo.
Sopra la Pietà un dipinto della metà del sec. XVIII raffigurante S. Lucia, contitolare della chiesa, con S. Appollonia e S. Barbaranella parte inferiore, e S. Agnese e S. Floriano in alto.
La statua della Madonna del Carmine, sul secondo altare di sinistra, è ottocentesca. La devozione alla Maria del Carmine, particolarmente sentita a Portogruaro, passò a S. Agnese da S, Cristoforo nel 1770, col trasferimento della parrochialità. Sappiamo infatti che nel 1642 esisteva nella parrocchia si S. Cristoforo la Scuola della Madonna del Carmine.
Davanti alla chiesa sta sorgendo un moderno complesso residenziale sul luogo in cui per vari decenni ha funzionato la Filanda, con la quale si è perso un bell'esempio di archeologia industriale oltre ad una palazzina di stile liberty uno dei pochi esempi che si possedevano in Portogruaro di quell'epoca.
Il turista non può però accomiatarsi da Portogruaro senza una visita a quello che costituisce forse il bene più prezioso e significativo del territorio comunale, testimonianza di storia, di fede e di arte: l'Abbazia di Summaga.

Brano tratto da "Portogruaro" di Roberto Sandron con l'autorizzazione dell'Associazione Pro Loco Portogruaro

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