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IL MARE RACCONTA… I GRANDI NAVIGATORI DEL PASSATO
18-06-2014: Progetto “Operina Corale” 2014

Il sole splende sul porto di Trieste e pare musica il suono delle onde che si infrangono sugli scogli. I gabbiani cercano di catturare qualche incauto pesce volando a pelo d’acqua  mentre alcuni ragazzi, dopo aver visitato il castello di Miramare, stanno camminando tranquillamente lungo il viale che costeggia il porto gustando ogni attimo di quella passeggiata senza una meta precisa.  Ad un tratto la loro attenzione viene catturata da un antico veliero incastrato nella roccia. Ha la chiglia azzurra e il timone di legno intarsiato. I nostri avventurieri salgono a bordo pieni di meraviglia e, nascosto tra le travi, scoprono un curioso messaggio simile a quelli scritti sui biglietti di una caccia al tesoro: Piedi sul legno,/ legno sull’onda/ unico pegno/ la notte fonda./ Posso salpare/ verso Sidone,/ se vuoi partire/ muovi il timone. Nessuno sa come risolvere quell’enigma vecchio di secoli. “Per prima cosa”- afferma uno di loro con una certa sicurezza- “noi siamo in piedi sul legno della nave e, da quanto so, una nave galleggia sul mare, cioè sull’onda”. A questo punto gli altri lo seguono a ruota sicuri di essere sulla buona strada ed ecco che, con la  pazienza appassionata dei veri archeologi, i novelli esploratori riescono finalmente a togliere  il velo del tempo da quelle parole.  Tutto ora è chiaro. L’unica condizione da rispettare, perché il viaggio possa cominciare, è attendere l’arrivo della  notte. Sono troppo occupati ad osservare quel curioso cimelio per accorgersi che la notte è calata da più di un ora ed ogni cosa dorme sotto il suo manto scuro. Basta soltanto muovere il timone e la nave prenderà il largo da sola.  Solo un nome è ancora per loro un mistero: Sidone. “Che cosa sarà mai questo Sidone?”- si chiedono- “Una città? Un porto?...” I loro pensieri sono ancora agitati da quella domanda, quando, all’improvviso, si sente uno strano scricchiolio, una melodia  misteriosa e la nave inizia lentamente a muoversi. “Ehi il veliero! Si sta spostando!” I pionieri del mare percorrono molte miglia ed è ormai giorno inoltrato quando, all’orizzonte,  avvistano la sagoma di una strana imbarcazione con la prua a forma di testa di cavallo. È una nave fenicia. “Ehilà! Ci siamo perduti! Dove siamo?” “Siete a qualche lega da Sidone!” “Sidone, ancora Sidone! Non ricordiamo proprio dove abbiamo sentito questo nome...” “Infatti nessuno si ricorda mai di noi!” esclama offeso il capitano della nave- “Invece immagino che ricordiate benissimo i Greci inventori del teatro e della musica o i Romani geni delle vie di comunicazione, vero?  “Beh, certo! Tutte le strade portano a Roma! Roma caput mundi!” “Eh si, è proprio bizzarro il gioco del destino che disperde la nostra memoria! Pensate che siamo stati proprio noi, sotto la guida delle stelle, a trasportare, da Tiro e Sidone, quelle due città del lontano Libano, vetri pregiati, merci rare porpora e gioielli, scoprendo vie sempre nuove per i nostri commerci! Per non parlare poi dell’alfabeto, quella curiosa scrittura cuneiforme incisa su tavolette di argilla per lasciare alla Storia una testimonianza viva del nostro passaggio e questa è un'altra cosa che non dovrete mai scordare!” “Addio! Vi ringraziamo per ciò che ci avete fatto scoprire!” Dopo un’ altra lunga notte di navigazione, i giovani esploratori raggiungono il mare del Nord mentre un vento gelido e pungente scompiglia loro i capelli. Improvvisamente, il lungo suono di un corno, annuncia l’arrivo di un drappello di guerrieri forti, fieri, leali e temerari. Possenti elmi  con due bianche corna coprono le loro teste e  pesanti scudi coprono loro il petto.  Dai fianchi pendono spade affilate e, ai piedi, indossano semplici calzari in pelle. Sono vichinghi. Hanno appena solcato l’oceano sfidando la paura e  la furia degli elementi  a bordo di  velocissimi giganti del mare chiamati drakkar, ed ora, pieni di orgoglio, si apprestano a tornare nelle fredde steppe della Scandinavia dopo aver trascorso l’inverno nella terra del Vinland, l’America settentrionale della quale sono stati i primi scopritori. I sei giovani amici,  ascoltano senza fiato la grande epopea di quei temibili conquistatori dei mari, divenuta immortale grazie alla saga dei Nibelunghi. Ed è proprio il mare che sempre li chiama e  sceglie per loro le dimore. Come fiamma bruciò la loro storia, delle imprese rimane la memoria. “E noi che pensavamo fosse stato Cristoforo  Colombo ad aver scoperto l’America! Infatti, a pensarci bene, la maestra ci ha insegnato che il Medioevo si conclude proprio nel 1492, anno di quella meravigliosa scoperta!” “Macchè! Noi siamo arrivati in quelle terre molto prima! Per di più lui era convinto di aver raggiunto le Indie! Veniteci a trovare! Abbiamo ancora molte cose da raccontarvi sul nostro popolo! “Non mancheremo! Ora però si sta facendo buio e il nostro veliero sta per riprendere il suo viaggio!”. I nostri capitani coraggiosi sono giunti ormai al terzo giorno di navigazione, ma il mare, amico misterioso e a volte un po’ geloso, ha in serbo un'altra sorpresa per loro. All’alba, un colpo di cannone taglia l’aria; un misterioso galeone con la bandiera nera si avvicina al veliero e la voce del vento porta con sè le note di un lugubre ritornello: “Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto…” Sì, sono proprio loro, i pirati! Gli esperti navigatori, però, non si lasciano certo intimidire da quei loschi individui, protagonisti delle avvincenti storie di Salgari che, in nome del codice d’onore e del vessillo nero, mettono a ferro e fuoco tutti i mari! E così,  sotto le mentite spoglie di cercatori di tesori, imitano le loro manovre e riescono finalmente a rientrare a Trieste. Quando arrivano al porto i pirati sono scomparsi e non c’è più nessuno ad accoglierli, ma, i nostri tenaci viaggiatori, attraverso la loro esperienza, sono certi di aver compreso una grande verità: ciò che importa è che rimanga sempre acceso in loro il desiderio di conoscere, quella sana inquietudine di agostiniana memoria, quell’amore blu, blu, blu come il mare blu che spinse quel famosissimo eroe omerico a lasciar la sua Itaca per iniziar un’Odissea lunga dieci anni… Fenici, Vichinghi e Pirati; i grandi navigatori del passato, sepolti sotto la polvere della memoria, tornano a vivere sulla scena teatrale, nell’ottava edizione del progetto Operina Corale, dal titolo: “Il mare racconta i grandi navigatori del passato” che anche quest’anno ha visto coinvolti, nell’allestimento di uno spettacolo dal vivo, più di duecento alunni delle scuole primarie “G.Pascoli” di Cinto Caomaggiore, “Visentini” di Fossalta di Portogruaro, “IV Novembre”, “I. Nievo”,  “Marco Polo”, “Don Milani” e “Virgilio” di Portogruaro. Un grazie dunque ad Anna Valentini per la redazione del testo drammaturgico, ad Alex Campagner che ne ha curato la recitazione e l’adattamento,  a Caterina Teoharov, docente di movimento coreografico, a Vèdrana Zerav, docente di canto, a Flavio Blasigh, Alice Cengarle, Giovanni Moretti e “La Maison du Theatre” per la realizzazione delle scenografie, ad Eliana Gruarin ed Alice Cengarle per  l’efficace ed efficiente coordinamento dell’intera attività. Non possiamo infine dimenticare di ringraziare tutti i bambini e gli insegnanti che hanno partecipato con entusiasmo all’iniziativa e tutti coloro che,  insieme alla Fondazione Musicale Santa Cecilia, nel corso degli anni, l’hanno fortemente voluta e sostenuta; in particolare il Centro di formazione coreutica e di ricerca coreografica “Arte Danza” e gli Assessorati alla Cultura dei Comuni di Portogruaro, Cinto Caomaggiore e Fossalta di Portogruaro. Ma la nostra gratitudine più grande è rivolta, senza dubbio, all’amico Davide Masarati, che, insieme a Cristiano Alberghini e Stefano Melloni ha composto le musiche che hanno accompagnato questo affascinante racconto e, senza il quale, questa avventura non avrebbe mai avuto inizio!

E.T.

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