“Un bambino, quando nasce, non sa come si fa a vivere, povera gioia!” Con queste parole dal tono molto confidenziale e informale, Lucia Rizzi, ormai entrata nel cuore di tutti come “Tata Lucia”, venerdì 30 marzo 2012, alle ore 18.30, nel suggestivo prato interno al peristilio del Collegio Marconi, ha iniziato il suo intervento, rivolto a genitori, insegnanti ed educatori, a conclusione del Mese dell’Educazione. “Sono stata sempre curiosa dell’essere umano e dei suoi cambiamenti nel corso del tempo. Questo mi ha spinto ad approfondire gli studi di pedagogia. Dopo molte esperienze di lavoro e di insegnamento con i bambini, sono fermamente convinta che il principale compito di un genitore sia quello di insegnare al proprio figlio un comportamento e ciò significa aiutare il bambino a compiere delle scelte che rappresentino il bene per lui tutelando la sua libertà e la sua dignità personali. “Ricordo ancora con affetto il mio primo giorno in una scuola di un quartiere degradato del milanese.- prosegue sorridendo Lucia- “Un ragazzo si alza in piedi di scatto e guardandomi fisso negli occhi mi dice: “Non capisco a cosa serve andare a scuola.”Io, per tutta risposta, senza essere vista, mi avvicino alla cattedra e appoggio due tazze. In una metto del latte e cacao nell’altra un intruglio indefinito. Alla fine dell’esperimento gli dico: “Adesso assaggia e dimmi qual è la tazza con il latte e cacao”. L’alunno mi guarda di sottecchi e risponde con un certo acume: “Non mi fido perché non so che cosa hai messo dentro” “Bene, allora sappi che andare a scuola è importantissimo perché aiuta ad essere liberi e conoscere il mondo evitando che gli altri possano influenzare il tuo pensiero!” Educare significa accompagnare i figli in un lungo viaggio alla scoperta di se stessi incoraggiandoli in ogni loro conquista poiché nessuno potrà mai essere ciò che loro sono e saranno chiamati ad essere e, allo stesso modo, nessuno saprà mai fare ciò che loro sono e saranno chiamati a fare. La famiglia è una squadra in cui ciascuno ha il proprio ruolo ed ogni componente di questa squadra è vitale ed importante in egual misura. “Ricordo che quand’ero giovane,- conclude la Tata con una leggera commozione- “durante il dopoguerra, vivevo a Milano, insieme ai miei cinque fratelli in una di quelle case messe a disposizione dal comune, per coloro che avevano perso la loro abitazione. Davanti alla nostra dimora c’era un prato che si rivestiva di colori in ogni stagione e la mamma ci mandava sempre a raccogliere i fiori da mettere in tavola, in segno di festa e di accoglienza per papà che, di lì a poco, sarebbe rientrato dal lavoro. Oggi questo sembra quasi anacronistico in una società come la nostra che corre così veloce da aver perso di vista la concretezza dei piccoli gesti di ogni giorno”. Un incontro pieno di emozioni, e ascolto reciproco, durante il quale, Tata Lucia, ha parlato senza alcuna autorità ma con autorevole fermezza per dare consigli e suggerimenti derivanti dalla sua lunga ed ampia esperienza educativa.
Elena Toffoletto