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Annotazioni
Giorgio Fagotto espone nelle sale del Caffè Bonis
03-05-2012

La notizia: Giorgio Fagotto, l’immaginifico, espone, a staffetta, i suoi ritratti nello storico Caffè Bonis. Il ritrattista è stato scoperto da Sgarbi mentre un amico qualificato lo ha paragonato, con molto affetto, a Pablo Picasso. Giorgio ascolta compiaciuto, ma non commenta. Pensa alla sua arte, che scopre da solo, senza aiuti, senza paragoni, ognuno per sé, considerando suo maestro solo l’ ”errore”, che lascia eventualmente nel ritratto perché anche l’errore, il suo errore, è arte: uno scalino che gli permette di salire; da solo, in alto, sempre più in alto.
Parlare di Fagotto è una vera impresa, vista la molteplicità dei suoi aspetti: ritrattista, pittore, critico d’arte, speaker televisivo, scopritore di famosi quadri dati per dispersi, intrattenitore artistico: attraverso le televisioni locali ha fatto conoscere al mondo l’arte pittorica del grande atleta friulano Lorenzo Buffon, che a Fagotto ha voluto trasmettere i suoi pensieri, le sue emozioni, i suoi ricordi. E tra artisti la comunicazione può scattare all’improvviso, come strofinare uno zolfanello sul fondo granuloso della scatola.

Per correttezza dirò subito che non potrei parlare di Giorgio Fagotto, il personaggio semplice che però riesce a sfuggirti da tutte le parti, se non avessi potuto leggere un’amplissima ed esaustiva descrizione di un conduttore di arte di una televisione locale, amico di Giorgio e altri documenti certificati dello stesso Fagotto, con firma autentica e corrispondenti a quasi nove facciate di righe molto fisse: un vero pozzo di preziose scelte culturali, lemmi non comuni svelati con l’aiuto del vocabolario, angoli preziosi di luce, che permettono al lettore di intuire tutta la ricchezza di una esperienza quasi unica, certo eccezionale. Anche per Giorgio, esperto narratore di personaggi, deve essere stata una grande fatica elencare, tratteggiare, spiegare, almeno in parte le sue caratteristiche: lui un’attrazione continua, un infaticato ospite richiestissimo nelle più importanti televisioni locali, dove con signorile “nonchalant” parla del Giorgione, spiega l’evoluzione del Russolo, si destreggia come un professionista sui colpi e sulle mazze del golf: poliedrico, piacevole, dalla parlata fluida ma tranquilla; piace. La sua prima caratteristica, una dote che lo ha sorpreso qualche anno fa non sulla via di Damasco come Saul, ma proprio seduto a un tavolino del Caffè Bonis, consiste nel disegnare il volto di una persona senza mai fermarsi, senza mai alzare la matita dal foglio. Così ritrae i personaggi alla televisione, i giocatori negli stadi, i fedeli nelle chiese, a volte preferendo i monsignori, o i visi scavati dei vecchi sacerdoti. Il suo lapis allora corre veloce, senza un attimo di pausa; pare quasi che la matita sia facilmente guidata dai vicoli delle rughe. Non a caso il grande Sgarbi dell’amico Giorgio Fagotto scriveva: “Giorgio ritrae lo spirito”. Sarebbe stato interessante sapere cosa ne avrebbe pensato l’autore di “Guernica” se avesse avuto la fortuna di conoscerlo.
Spronato dallo scritto di un testo illustrante in maniera complessa tutta la vita spirituale di Giorgio, saggio che dovrebbe essere letto in tutta la sua complessità, al caffè Bonis ho constatato un’altra caratteristica: Giorgio è cresciuto; prima soltanto il volto, ora addirittura è arrivato al mezzo busto; qualche figura al completo, uno slancio di colore, tutti aspetti nuovi che fanno presagire un Giorgio Fagotto in continua scoperta del suo io complesso e misterioso, dove scavando nel profondo, il ritrattista scopre nuove forme, espressioni emozionali sconosciute che vengono alla luce in maniera confusa per poi riunirsi in figurazioni lucenti, comprensive, appaganti.

Questo e molto altro è Giorgio Fagotto che con la sua geniale intuizione al Caffè Bonis ha, primo al mondo – credo – inventato la mostra “a staffetta”: oggi sono esposti sei- sette quadri. Fra alcuni giorni quando il pubblico si accorgerà di una possibile continuazione della novella del “nostro”, ecco allora pronti altri quadri che prenderanno il posto dei primi, per continuare il racconto, il pathos, la figura che si allunga, dal volto al busto, dal busto agli arti; arti slanciati di alcune fanciulle il cui candore sono ispirazione per la musa equipollente di Giorgio.
Un necessario “Nota Bene” per il lettore: eventuali errori, carenze stilistiche, giudizi zoppicanti per difetto o per eccesso, affermazioni imprecise e qualsiasi altra mancanza sono dovuti soltanto alla mia carenza di conoscenza psicologica, alla mia assoluta mancanza di conoscenza critica. Il mio scritto quindi rimane soltanto la testimonianza sincera a quello che appare proprio un genio, anche se mancano al sottoscritto le valenze culturali per giustificare questa definizione.
E’ doveroso chiedere venia per questa grave lacuna; d’altra parte chi si accinge o arriva alla vetta non può essere uno qualsiasi, non solo; emergere dalla strada sterrata – come Fagotto – per giungere in alto solitamente è riservato a pochissimi. E nel nostro caso la genialità spetta a Giorgio: come nel ciclismo. Sullo fondo dello stradone d’arrivo un uomo solo al traguardo: Giorgio Fagotto. Giorgio il “genio” solitario che trascorre il “liston” somigliante soltanto all’hegheliano Napoleone che rappresentava la Storia a cavallo, davanti all’umanità in cammino. Napoleone la storia, Giorgio l’arte, la pittura, il ritratto. Anche lui come Napoleone sarebbe provvisto di un cavallo, quello in Piazza della Repubblica, peccato però che l’equino sia di marmo e quindi molto reticente a spostarsi.
E tu , Giorgio, ti prego: rimani con noi.

Ugo Padovese

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