Perché? Per il cemento. Come voleva dimostrarsi: “L’antico è circondato dal contemporaneo che impedisce di distinguere dove finisce l’uno e comincia l’altro”. Così Maria Pia Unico, paesaggista docente allo Juvav di Venezia, nel Corriere del Veneto il 3.9.2011 a pagina 7. “Con la ricostruzione del dopoguerra – continua – si è perso il limite fisico dei luoghi… esagerando la costruzione di case, sovrapponendole al disegno di un territorio ben organizzato”.
E Maria Letizia Panajotti presidente veneto Italia Nostra (idem Corriere Veneto): “Attorno ai centri storici il cemento offusca il paesaggio. Pochi i luoghi in cui i paesi spuntano in mezzo alla campagna”. E aggiunge: “Mi sorprende che l’elenco escluda Bardolino considerato uno dei dieci paesi più amabili d’Italia, assieme a Portogruaro, Soave, Lasize, Chioggia, Pellestrina, Montagnana, Este, Cittadella, Concordia Sagittaria, in cui si vive molto bene” .
La scelta nel Veneto ha riguardato soltanto quattro centri: Asolo, Portobuffolè, Borghetto e Arquà Tetrarca.
Il businnes continua a far perdere occasioni d’oro a Portogruaro, che potrebbe essere considerata un’icona del turismo; invece gli alti fabbricati condominiali di cemento sopraelevati soffocano chiese trecentesche, isole ambientali, luoghi caratteristici. “Bisognerebbe mantenere intatto quell’appeal preservato da anni di miseria e isolamento ma oggi destinato a svanire senza programmi di recupero e rilancio”, dichiara il direttore del Club Umberto Forte, Corriere della Sera,
2.9. 2011- pag. 33.
Il titolo di “Borgo più bello d’Italia” nella tabella “Portogruaro” avrebbe implicato il raddoppio dei visitatori, in una zona attraversata da milioni di turisti verso le spiagge dell’Alto Adriatico: Lignano, Bibione, Caorle, Jesolo.
Le associazioni No Profit del volontariato, molto numerose a Portogruaro, sono schierate in diversi settori. Oggi, con migliaia di aderenti, alcune associazioni si battono contro la disseminazione di Inceneritori a Portogruaro e nel Mandamento, a difesa della salute bene primario. Sarebbe importante che aprissero un fronte molto duro anche nei confronti dei pirati del nostro ambiente storico, architettonico e culturale, l’ultima vera ricchezza che ci rimane.
Nel Medioevo i grandi mercanti nella prima pagina del librone di bottega, dove venivano annotate entrate, uscite, vendite, acquisti, scrivevano in alto, in grande, con lettere miniate: “NEL NOME DI DIO E DEL GUADAGNO”. Dopo, nel vortice degli affari, dimenticavano presto la prima parte della scritta e rimaneva soltanto “IN NOME DEL GUADAGNO”. Al termine della vita, lasciavano tutto ai frati e ai preti convinti in questa maniera di fare l’ultimo grande affare, quello di guadagnarsi anche il Paradiso.
Ma forse si sbagliavano.
Ugo Padovese
(immagini di Fotoreporter - Portogruaro)