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CAPITANI CORAGGIOSI
09-05-2015: Di Lorenzo Bassotto

“Oddio, cado, cado!...” Ogni notte quel sogno, anzi quell’incubo,  bussa insistentemente alla mente di Harvey Cheyne, un ragazzo di dodici anni, figlio di un magnate delle ferrovie americane. Lui è uno di quelli a cui non manca nulla. Non sa nemmeno cosa siano il dolore, la fatica, il sudore. Basta che comandi ciò che vuole e, in men che non si dica, ogni sua richiesta è soddisfatta.   Un giorno il padre gli annuncia che, di lì a poco, sarebbe partito per un lungo viaggio a bordo del suo transatlantico. Pieno d’entusiasmo, il giovane  decide di seguirlo. Dopo circa tre ore di navigazione, però, il mal di mare si fa insopportabile. È come una tenaglia che gli opprime lo stomaco e l’intestino. Peggio d’ogni paura. Si sporge dal ponte per cercar di respirare, mette un piede in fallo e… cade, cade sempre più giù, sempre più giù. La profondità degli abissi lo avvolge. Non vede più nulla. Ad un tratto, una mano  lo afferra sollevandolo dall’acqua con decisione. Quando riapre gli occhi, si ritrova disteso sul duro legno d’un peschereccio. “Che cos’è successo? Dove sono?” “Non preoccuparti, ragazzo, sei caduto in mare e i miei marinai ti hanno salvato. Ora è tutto a posto.” Accanto a lui c’è Manuel, un pescatore portoghese  intento a preparare le reti per la pesca dell’indomani. “Da oggi lavorerai con me, undici dollari al mese ti basteranno. Desidero che tu sappia fin d’ora che, a bordo del peschereccio We’re Here, (Siamo qui), il  pane bisogna imparare a guadagnarselo!” Cooosa!?... Lavorare?!...  Quella parola non aveva mai fatto parte del vocabolario conosciuto da Harvey.   “Prima, voglio la mia colazione!” sbotta sprezzante. Poi quello  schiaffo. Sonoro. Bruciante. Fa male alla pelle e all’anima.  In quel momento la sua vita gli passa davanti come i fotogrammi di un film. A pensarci bene, suo padre non gli aveva mai dato uno schiaffo, ma nemmeno un abbraccio. “Spero tu abbia capito quale legge vige qui. Dammi una mano a spostare le casse del pesce e aiutami a pulire il ponte”.  “Ma io voglio imparare a pescare!” “Non ti angustiare. Verrà il tempo anche per questo. Per ora, non sei ancora pronto.”  Passano i mesi e Harvey  diventa una sola cosa con il mare.  Conosce perfettamente la voce delle onde che si infrangono sugli scogli ed il tempo che scandisce lo scorrere delle stagioni sempre lo accompagna.  Sa pulire accuratamente ogni  fessura del ponte e, il suo occhio esperto, distingue ogni specie di pesce che popola le acque. Finalmente,  una mattina, all’alba, Manuel lo conduce a pescare su una piccola goletta. Il freddo intirizzisce i loro corpi e la nebbia è così  alta da non poter vedere ad un palmo dal proprio naso. Il marinaio porta con sé un eco-scandaglio per ascoltare il fondale e sentire con la punta dove si concentrano i banchi di pesce. “Ricorda sempre che la pesca è l’arte della pazienza e dell’attesa.  Perciò, siedi qui e aspetta”. I due appoggiano la testa l’uno sulla schiena dell’altro, con la stessa concentrazione di un atleta che, dopo essersi duramente allenato, deve dare il meglio di sé per conseguire la vittoria.  Intanto, Manuel, sussurra una semplice melodia, una di quelle canzoni che nascono senza pensare,  quando il cuore esulta di gioia osservando un tramonto. Quella notte, dopo una pesca fruttuosa, Harvey si addormenta sazio d’emozioni,  gustando quella pienezza di senso tipica di chi è ormai certo che, nella vita, non avrebbe fatto altro che andar per mare. Ma, un mese dopo, il fedele amico d’ogni esploratore,  mostra il suo lato più oscuro. Ed ecco che,  improvvisamente,  il cielo terso di primavera, lascia spazio a minacciose nuvole grigie. La tempesta infuria  e, in un attimo,  quella calma tavola blu,  diviene un vero e proprio campo di battaglia dove ciascuno cerca di salvare il salvabile. Mentre Manuel prova disperatamente ad ammainare le vele, rimane impigliato nell’albero maestro, precipitando in un vortice spumoso e nero. Harvey ha un sussulto. Soltanto ora comprende il significato di quell’ossessivo fantasma notturno. A cadere non era lui, ma il suo fraterno compagno d’avventura nell’estremo tentativo di salvarlo. Al suo ritorno a casa, Harvey abbraccia finalmente il padre e, per la prima volta, al funerale dell’amico, un canto pieno d’ affetto e gratitudine, sgorga sincero dall’animo di quel fanciullo, ricco  e viziato, ormai divenuto un vero uomo.  Lunedì 10 novembre 2014 alle ore 11.00, nell’ambito  della rassegna Teatro Scuola, uno dei più famosi   romanzi di formazione della letteratura inglese, Capitani Coraggiosi, di Rudyard Kipling, rivive nella prima produzione realizzata dalla Compagnia Bam Bam Teatro in collaborazione con la Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro e il Teatro Comunale Luigi Russolo. Uno spettacolo fortemente evocativo, toccante e coinvolgente, dove la scintilla dell’immaginazione trasforma un semplice pezzo di legno in un’imbarcazione mentre due attori di talento, come Lorenzo Bassotto e Roberto Maria Macchi, divengono autentici servitori della scena, per  insegnare  ai piccoli spettatori di domani, che CAPITANI CORAGGIOSI SI NASCE E SI DIVENTA, o meglio, si può diventare,  solo in compagnia di una guida ferma e tenace, capace di  solcare i perigliosi mari della vita, senza perdere di vista i luminosi  astri del sacrificio, del rispetto e della condivisione.

E. T.

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