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“Mia figlia vuole portare il velo”
20-02-2012: Con Caterina Vertova, Alice Torriani e la partecipazione video di Alessandro Haber

“Per me l’accoglienza è sacra come sacro è il pasto. Lì c’è tutto l’amore per il tuo ospite ed il calore del tuo abbraccio.” Ma mamma, potremmo andare in un ristorante, a Parigi ce ne sono tanti… Così inizia lo scontro che diverrà poi un  incontro tra una madre e una figlia entrambe di origine algerina emigrate in Francia. Il giorno atteso, sognato e desiderato da Fatima (Caterina Vertova) è finalmente giunto.  Sua figlia Jasmine (Alice Torriani) si sta per laureare in medicina all’Università della Sorbona.  Ma, proprio mentre fervono i preparativi per la festa, accade qualcosa che Fatima non avrebbe mai immaginato. La figlia infatti le comunica la sua decisione di voler indossare il velo islamico. Fatima una donna piena di determinazione e volontà, che si è sempre battuta per l’emancipazione delle donne musulmane sente su di sé il peso del proprio fallimento come madre e, in quella fredda stazione di Marsiglia, non riesce a darsi pace e continua a chiedersi dove può aver sbagliato. Jasmine è una giovane intraprendente, ma purtroppo non sa che cosa significhi vivere in un paese dove le donne possono andare a prendere un caffè senza dover essere accompagnate necessariamente da un uomo, o, ancora, possono esprimere il loro voto o la loro opinione senza alcuna censura. Fatima questi obiettivi li conosce molto bene poiché li ha ottenuti con la collaborazione di molte donne musulmane come lei. Quelle battaglie sono state come un’onda marina increspata: all’inizio essa è piccola, poi diviene sempre più grande. Preoccupata, contatta suo marito Ismail (Alessandro Haber)  intellettuale che si è sempre dimostrato estraneo alle loro vicende personali. Anche in questo caso pur comprendendo la posizione materna, il padre  lascia la definitiva decisione all’intelligenza della figlia. La madre, a questo punto, comprende di non poter impedire alla figlia di compiere una scelta consapevole. Le sue parole, alla fine dello spettacolo, esemplificano molto bene il suo pensiero: “Anche se con un ago nel cuore ti dico: vivi come vuoi sappi però che, portando quel velo, ti impegnerai a compiere una sorta di revisionismo grave di tutto quello che finora è stato ottenuto dalle donne musulmane. Quel velo racchiude la donna nell’angusto perimetro dell’arroganza e dell’oppressione maschili e a te serve soltanto per distinguerti dalla società di cui fai parte. Comunque, qualsiasi sia la tua decisione io la rispetterò con amore di madre”.  Quelle parole aprono la mente di Jasmine la quale, con meraviglia e commozione, comprende il valore degli ideali della madre e, pur rimanendo ferma nella sua intenzione le assicura che quel velo incarna pienamente ciò che lei è, e desidera, la sua terra, le sue radici, la sua anima. Quel velo dunque, rappresenta la perfetta continuità tra la sua visione del mondo e quella di colei che l’ha generata e  alla quale rimarrà per sempre legata. È interessante notare come lo scontro tra le due donne (simili, per certi versi,  alle eroine  delle tragedie greche) sia costruito su caratteristiche opposte ma complementari: una madre non esperta in merito alle  tecnologie occidentali come Internet o il cellulare, ma ben ancorata agli insegnamenti della tradizione araba pur senza indossare il velo e una figlia che ha fatto della tecnologia occidentale il suo pane quotidiano, ma che, allo stesso tempo, critica fortemente la cultura occidentale perché fondata, a suo parere, solo sull’estetica. Una Caterina Vertova grande nella gestualità, perfettamente calata nella parte e una giovane Alice Torriani adatta a farle da contrappunto  per una pièce forse a tratti troppo retorica e non troppo realistica in certi dialoghi, ma comunque incentrata sulla dignità e responsabilità della persona umana perché un velo non può coprire gli occhi e impedire di vedere la bellezza del mondo e nemmeno  legare la mente e il cuore in modo così forte da far perdere la forza della ragione.

Elena Toffoletto

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