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Tra le pieghe dell'arte
Flavio Bornancin, il tajapiera di Fossalta
20-09-2015

Ho avuto modo di osservare molto attentamente e di apprezzare come critico le opere d’ arte di Flavio Bornancin, ben esposte in tante mostre. Sono stato invitato a presentare i pittori e gli scultori della zona. Da anni sono socio onorario come critico sia dell’Associazione don Marcello Labor che dell’Associazione Luigi Russolo, associazioni dove lo scultore Flavio è anch’egli socio. Se inizi ad osservare le sculture leggere, esse ti portano dentro l’essenzialità artistica di chi ha cuore ma anche “soramanico”. Le farfalle hanno volato in alto e si fanno leggere, e per questo sono fragili e per questo Flavio chiede di non avvicinarsi troppo alle sue opere quasi trasparenti. Flavio ha quel qualcosa che ben esprime in ogni sua opera che lo caratterizza: ha una sua cifra, un suo euritmo e tanto coraggio per realizzare opere che per molti altri scultori sarebbero impossibili creature. La sua produzione è stata molto apprezzata fin dal 2001 dal movimento provinciale “Dai monti al mare” che ha voluto dedicargli un libro titolato “Flavio Bornancin - tajapiera a Fossalta”. Ma credetemi: è un “tajapiera de fin”. Si scopre che ad apprezzare Flavio è stato nel passato il prof. Antonio Venturin che lo aveva proposto per fare la lapide per Arsia. Bruno Moretto ha optato per il cugino Giulio, che aveva già prodotto per il gemellaggio con Marmande e Portogruaro. Entrambi bravissimi, entrambi nipoti e allievi del grande maestro Giuseppe Scalambrin, che li ha portati alla conquista dell’arte. Bisogna precisare che lo zio Bepi li ha formati non per essere dei marmisti ma dei marmorari per il lavoro d’ornato e di scultura nella bottega di Fossalta. La bottega era anche scuola di vita, e lavorando anche di sera si trasformava in un salotto buono del paese. Venivano a curiosare e ad apprezzare i preti, i colti e i ricchi del paese incuriositi da tanta bella e originale produzione. Va precisato che il marmo arrivava col treno o con i barconi sul Lemene e poi veniva trasportato con il carro trainato da due cavalli. Va inoltre ricordato Dario Bertolini che ha voluto portare al Museo Concordiese i tanti incredibili reperti degli scavi di Concordia che hanno ispirato i “tajapiera”. Sempre un occhio per studiare e collegarsi alla storia romana e greca. Sicuramente gli artisti della bottega interpretavano quei meravigliosi sarcofagi, le bellissime anfore e lapidi trovati negli scavi di Concordia Sagittaria. Si corre il rischio che questi Bornancin Flavio e Giulio siano gli ultimi scultori di razza, con tanta sensibilità nel cuore che hanno spirituale bisogno di esprimersi con le opere, dove l’ultima è sempre la più bella. Flavio è veramente sensibile e le sue tematiche escono dal figurativo classico per ideare e progettare uno stile fresco e unico, dove la qualità tende al limite della sfida con se stesso. Scavando nel personaggio ben consapevole di valere quanto vale artisticamente, si scopre che ha un’autentica vena poetica: pochi sanno che Flavio ha scritto in dialetto delle profonde e bellissime poesie. Questo spiega perché la sua ricerca scava nel cuore, nel suo cuore per raccontare sentimenti che non possono morire e che rimarranno vivi nella loro profondità umana nelle sue opere marmoree. Grazie Flavio per le tante emozioni che ci doni e che continuerai a trasmettere con le tue sculture mai copiate da nessuno: opere inedite che sono sempre prototipi che entrano con sicurezza nel mondo dell’arte: la tua arte.

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