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La cultura è nelle idee
Per favore, ripartiamo dai comuni
23-11-2015: Nel 2016 non pagheremo più la Tasi ma il Governo ha assicurato che i comuni saranno rimborsati della diminuzione del gettito. Tutto bene? Non proprio

Via la Tasi, e i comuni? Il 2015 sta per andare in soffitta e come da prassi il Governo sta portando al Parlamento la cosiddetta Legge di Stabilità da approvare prima del 31 dicembre. Una manovra di finanza che viene stilata ogni anno e che serve (o dovrebbe servire) per incardinare l’economia del Paese negli anni a venire. Come in ogni famiglia, infatti, anche l’Italia necessita di tanto in tanto di un tagliando per fare il punto sulle cose che vanno e su quelle che vanno meno. E come in ogni famiglia che si rispetti si fanno i buoni propositi per l’anno che verrà cercando di sforbiciare le spese extra o eliminando alcuni ostacoli che ne rallentano la “ripresa”. La Tasi (acronimo che sta per Tassa sui Servizi Indivisibili) è uno di quei freni che il Governo reputa necessario eliminare per ridare ossigeno alle tasche degli italiani. Così, all’interno del disegno della nuova Legge di Stabilità il premier Matteo Renzi e il ministro alle Finanze Pier Carlo Padoan hanno scelto di abolirla assieme all’Imu sulla prima casa. Togliendo la Tasi dalle tasse in dote agli italiani, il Governo si è preso il “rischio” di dover fornire ai comuni il gettito mancante già dal 2016. La paura che ha oggi la maggior parte degli enti pubblici, infatti, è che l’abolizione della Tasi porti il vuoto nelle casse già misere dei comuni. Questa tassa finora è servita per mettere a posto i marciapiedi, cambiare le lampadine sui lampioni pubblici, tenere il decoro dentro e fuori le mura dei centri storici. E ora? Lo scorso settembre, in un’intervista, il ministro Padoan si è premurato di dire che “i comuni saranno rimborsati in toto della diminuzione del gettito fiscale. E ovviamente questo lascia del tutto intatta la questione importante sulla quale stiamo continuando a lavorare: la riforma della finanza locale, con il superamento del patto di stabilità interno” (fonte: RaiNews 24). Ed ecco, quindi, l’ulteriore passaggio meritevole di approfondimento: il patto di stabilità. Da ben dieci anni, purtroppo, i comuni più virtuosi, tra cui quello di Portogruaro, sono costretti a vivere quotidianamente con il cappio al collo per via di questo dannato patto di stabilità, ossia l’impossibilità di spendere oltre il consentito dal governo centrale (e dall’Europa!) nonostante centinaia di migliaia di euro in cassa. Una morsa che con la nuova Legge di Stabilità potrebbe finalmente vedere allentare la presa. Stando al disegno proposto dal Governo, le nuove regole consentiranno ai comuni che hanno risorse in cassa di impegnare le medesime per investimenti per circa 1 miliardo di euro nel 2016. In aggiunta, sarà consentito lo sblocco di pagamenti di investimenti già effettuati, e finora bloccati dal patto, a condizione che i comuni abbiano i soldi in cassa. Tutto bene, dunque? Forse, perché stando a quanto scrive Il Sole 24 Ore dal 1° gennaio 2016 entreranno pienamente in vigore per i bilanci locali le norme sul pareggio di bilancio, le quali metteranno piede anche nei comuni, dove il pareggio costituzionale non era mai stato assaggiato. Sarebbe questo, dunque, un nuovo passo indietro che, nonostante le aperture sul patto di stabilità, ridarebbe fiato corto ai comuni. Nel 2016, insomma, la ripresa è necessaria. Dopo un 2015 da “pareggio”, ora è giunto il momento della crescita. Per l’anno che verrà si parla di un +1 virgola del Pil: troppo poco se vogliamo sperare di restare aggrappati al treno dell’Europa e del mondo. E allora è dai comuni che si può e si deve ripartire. Da quelli più virtuosi, ovviamente. E non basterà allentare le maglie del patto di stabilità. Negli enti pubblici ci vogliono nuove regole, una struttura operativa e dirigenziale da svecchiare, la possibilità di investire e di farlo bene (e non con gare al ribasso e al “massacro”). Se almeno una di queste cose si incomincerà a intravvedere nei nostri comuni a partire dal 2016 potremo dirci non certamente soddisfatti ma perlomeno più ottimisti per il futuro. In caso contrario, Tasi o non Tasi, patto di stabilità o non patto di stabilità, pareggio costituzionale o non pareggio costituzionale, il risultato, ahinoi!, non cambierà.

da Portogruaro.Net Magazine novembre/dicembre

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