È stato pubblicato lo scorso 29 dicembre il report conclusivo della campagna itinerante “Operazione fiumi – Esplorare per custodire”, che nel 2025 ha portato i volontari e le volontarie di Legambiente a monitorare lo stato di salute di 13 corsi d’acqua veneti: Po, Canalbianco, Brenta, Piovego, Brentella, Bacchiglione, Retrone, Fratta Gorzone, Sile, Dese, Livenza, Adige e Piave. La campagna è stata realizzata con il supporto tecnico di Arpav, il contributo di COOP Alleanza 3.0 e BCC Veneta Credito Cooperativo e con il patrocinio delle Autorità Distrettuali di Bacino del fiume Po e delle Alpi Orientali.
A maggio 2025 le volontarie e i volontari di Legambiente hanno raccolto 116 campioni in 53 punti lungo 13 corsi d’acqua della regione; per la Livenza, sono stati monitorati cinque punti del corso d’acqua – Navolè di Gorgo al Monticano, Motta di Livenza, Colmello Albano, San Stino di Livenza e Caorle. I campioni sono stati consegnati tempestivamente ai laboratori di ARPAV, che ne ha analizzato la presenza di tre inquinanti: Escherichia coli (i batteri fecali, la cui presenza è sintomo di una cattiva depurazione), glifosate (erbicida usato sistematicamente in agricoltura e vivaistica per eliminare le piante infestanti) e dal 2024 anche i PFAS (i cosiddetti “forever chemicals” resi famosi dal caso Miteni di Trissino), segno inequivocabile del fatto che la presenza di queste sostanze per il Veneto è un problema da indagare e contrastare con sempre maggiore energia e attenzione.
Il metodo utilizzato per i campionamenti è quello della Citizen Science (letteralmente “scienza dei cittadini” e rappresenta uno degli elementi più innovativi e strategici della campagna Operazione Fiumi perché consente di ampliare enormemente la capacità di monitorare, conoscere e tutelare i corsi d’acqua del territorio, coinvolgendo direttamente i cittadini e le comunità locali. Il processo infatti non solo incrementa la quantità di informazioni disponibili, ma favorisce anche un senso di responsabilità condivisa verso il bene comune.
I risultati, per i parametri di Escherichia coli e glifosate, sono stati presentati tra maggio e giugno 2025 con un calendario di otto date nei territori attraversati dai corsi d’acqua analizzati: per la Livenza, a Portogruaro l’11 giugno. A fine anno, con la pubblicazione del Report conclusivo di Operazione Fiumi 2025, sono stati resi disponibili anche i dati sui PFAS.
Si sottolinea che la fotografia scattata da Legambiente non sostituisce i monitoraggi ufficiali ma si affianca alle indagini di Arpav, che monitora con continuità i corsi d’acqua restituendo ogni anno un quadro completo dello stato di salute dei bacini idrografici della regione.
La Livenza è un corso d’acqua che corre al confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia ed il suo stato di qualità dipende dai contributi che derivano da entrambi questi territori. Pur presentando un decorso sinuoso e non rettificato, quindi una certa potenzialità ambientale, gli indicatori di tipo biologico, monitorati da ARPAV, non raggiungono lo stato buono. Il suo principale affluente in territorio Veneto, il fiume Monticano, porta un carico di nutrienti che comporta valori per buona parte solo sufficienti dell’indicatore LIMeco (livello di inquinamento da macrodescrittori per i corsi d'acqua), ma con valori di microinquinanti nei limiti. Diversamente la Livenza non presenta particolari problemi di carico di nutrienti, ma la qualità chimica delle sue acque risulta insufficiente a causa dell’onnipresente PFOS lineare (uno dei più noti composti PFAS) e di pesticidi. In particolare, ARPAV rileva la presenza di Terbutrina, erbicida il cui utilizzo in UE è stato revocato nel lontano 2003, ma ad oggi ancora presente nelle nostre acque.
Sul fronte del monitoraggio di Legambiente, il rilievo di Escherichia coli, con valori ben oltre il limite di legge di 5.000 MPN/100mL nelle tre stazioni di alta pianura (5.172 a Navolè, 8.664 a Motta di Livenza, 9.208 a Motta di Livenza a valle della confluenza del Monticano), indica un contributo pesante degli scarichi civili, non depurati a sufficienza. I valori delle due stazioni di bassa pianura, invece, sono risultati al di sotto anche del limite di 1.000 MPN/100mL considerato da ARPAV per lo standard di qualità delle acque. Si dà atto, quindi, degli sforzi compiuti da Livenza Tagliamento Acque S.p.A. nella depurazione degli scarichi civili con investimenti importanti.
Per quanto riguarda il glifosate, ne è stata rilevata la presenza, anche se con concentrazione inferiore al limite di legge. Il monitoraggio ARPAV, relativo al 2024, aveva riscontrato diversi superamenti dei valori medi annui previsti dalla normativa, di cui 9 relativi al glifosate o all’AMPA, suo metabolita di degradazione.
Relativamente ai PFAS, nel punto di monitoraggio indagato è stata rilevata la presenza di PFOS isomero lineare, con superamento del valore limite dello Standard di Qualità Ambientale (SQA) pari a 0,65 ng/l.
Come ha spiegato Giulia Bacchiega, portavoce della campagna “Operazione fiumi” di Legambiente, in occasione della presentazione dei risultati a giugno, “la fotografia che abbiamo scattato sul Livenza fa emergere con chiarezza la necessità di un coordinamento concreto e costante delle regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, con politiche atte al controllo e limitazione dell’uso di pesticidi, oltre che alla rimozione delle fonti di contaminazione da PFOS lineare, pena il mancato raggiungimento dell’obiettivo di stato di qualità buono, previsto dalla direttiva europea”.
Sulle alte rilevazioni dei batteri fecali, e di conseguenza sul tema della depurazione, si esprime Anna Carozzani, vicepresidente del circolo Legambiente Veneto Orientale: "Ancora una volta la Livenza denuncia l'inadeguatezza dei sistemi di depurazione nell'alto corso. Gli sforamenti presenti nei campioni, rilevati durante una morbida del fiume, sono indice di una situazione inadeguata del sistema di depurazione che, nonostante gli investimenti e sforzi di LTA, indichino quanto sia pesante il ritardo accumulato negli anni per la precedente mancanza di interventi di adeguamento del sistema fognario e di depurazione. Nei dati c'è anche la denuncia di quanto la situazione peggiori subito a valle della confluenza con il Monticano, fiume che, a nostro parere, soffre ancor più della Livenza. Riteniamo sia necessario avviare un percorso di partecipazione che individui gli interventi prioritari, oltre la sicurezza idraulica, per salvaguardare la qualità delle acque e la biodiversità del fiume".
Per il circolo Legambiente Veneto Orientale è quindi più che mai necessario avviare un percorso che porti alla creazione del Contratto di Fiume del basso Livenza, per poter affrontare le problematiche esposte sugli inquinanti presenti e sulla gestione condivisa della risorsa idrica.
“L’analisi dei dati raccolti da Legambiente, integrata con quelli ufficiali disponibili, restituisce un quadro di qualità delle acque fluviali venete eterogeneo: accanto a bacini che mantengono uno stato complessivamente buono, come il Piave e in parte l’Adige, persistono criticità diffuse legate a nutrienti, pesticidi e PFAS, in particolare nei territori di pianura caratterizzati da una maggiore pressione antropica. Il messaggio che emerge dai dati è chiaro: gli strumenti di conoscenza e monitoraggio esistono, ma è necessaria una scelta politica decisa per ridurre le fonti di contaminazione e rendere strutturali gli interventi sulla depurazione e sulle pratiche agricole, se si vogliono rispettare gli obiettivi europei e tutelare l’uso futuro della risorsa idrica rendendolo sostenibile nel tempo e resiliente ai cambiamenti climatici” avverte Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto. E proprio sui PFAS l’invito dell’associazione ambientalista è quello di non abbassare l’attenzione e di non “normalizzare” la loro presenza in termini di dibattito pubblico, data la pericolosità delle sostanze e la loro persistenza.
La campagna ha inoltre stimolato riflessioni attorno all’adattamento ai cambiamenti climatici. Gli eventi climatici estremi, infatti, sono sempre più presenti nella nostra regione: dall’alluvione alla siccità, ogni anno vediamo un alternarsi di situazioni che mettono in territorio e i suoi abitanti in condizioni di rischio, non solo per il proprio lavoro e i propri beni, ma anche per la propria salute. Risulta evidente che la ricerca di soluzioni per mitigare ma soprattutto per adattare le città e i territori a questi cambiamenti sempre più estremi e ricorrenti è elemento di primaria importanza in un’ottica di tutela della cittadinanza, insieme alle attività di prevenzione e di informazione destinate proprio alle persone che vivono l’ambiente veneto.
A questo proposito il commento di Giulia Bacchiega, responsabile della campagna Operazione fiumi: “In un territorio come il nostro, un’attenzione a 360 gradi sulla risorsa idrica non può che essere obiettivo primario, e lo confermano anche gli eventi atmosferici estremi. Operazione Fiumi ha lo scopo duplice di valutare lo stato di salute delle acque ma anche il modo in cui ne facciamo uso e gestione”.
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