Con il concerto di inaugurazione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI (vedi foto) si aprirà ufficialmente, mercoledì 26 agosto alle ore 21.00 all’interno del Teatro Comunale “Luigi Russolo” di Portogruaro, l’edizione 2026 del Festival Internazionale di Musica con la Direzione Artistica, anche quest’anno, del maestro Alessandro Taverna, al quale abbiamo rivolto alcune domande.
Come sono andati i concerti inseriti nella rassegna “Aspettando il Festival”?
“Direi molto bene, con una risposta molto forte da parte del pubblico nei diversi Comuni coinvolti. Gli appuntamenti hanno registrato numerosissime presenze, con il tutto esaurito nella maggior parte dei casi, già a partire dal primo concerto del 20 giugno, con il ritorno del Coro dei Basiani nel Duomo di Caorle. È un segnale importante perché dimostra quanto sia ancora forte l’attesa per il Festival e quanto la sua proposta sia sentita dal territorio.
Credo che oggi sia ormai assodato che il Festival non appartenga soltanto a Portogruaro. Intorno alla città si è costruita negli anni una rete che coinvolge il Portogruarese e un’area molto più ampia, da Noventa di Piave fino al mare, passando per Cinto, Teglio, Pramaggiore, Fossalta, Caorle e Bibione. Aspettando il Festival conferma proprio questa dimensione: una manifestazione che mantiene una forte identità, ma che allo stesso tempo riesce a parlare a una comunità territoriale sempre più ampia”.
Una valutazione su “Penombre”?
“Penombre continua a darci riscontri molto interessanti, confermando la validità di un progetto che abbiamo voluto affiancare alla programmazione concertistica. L’idea è creare uno spazio nel quale la musica possa essere ascoltata e approfondita anche attraverso la parola, la storia, le arti e altri strumenti di lettura. La nuova formula di quest'anno, con la presenza di due figure come Guido Barbieri e Paolo Bolpagni quali relatori in residenza, va proprio nella direzione di costruire un rapporto ancor più continuativo con il pubblico.
Mi interessa soprattutto che Penombre non sia percepito come una semplice serie di conferenze, ma come un’altra possibilità di entrare nel mondo del Festival. È una modalità di ascolto diversa, più riflessiva, che completa quella del concerto e interpreta bene l’idea di “Consonanze”: creare relazioni tra linguaggi e prospettive differenti. Anche il rapporto con il vino (con le degustazioni abbinate agli incontri), così profondamente legato alla cultura di questo territorio, è un esempio di come la musica possa diventare un punto di partenza per entrare in dialogo con altri ambiti della cultura e del territorio e, allo stesso tempo, per tornare alla musica con uno sguardo diverso. Credo che sia un progetto che potrà consolidarsi ulteriormente nel tempo”.
Come stanno andando le partecipazioni alle Masterclass?
“Il trend delle Masterclass è in crescita dal 2021 e anche quest’anno registriamo un ulteriore incremento. Dopo gli oltre 230 giovani allievi del 2025, nel 2026 abbiamo avuto una crescita di circa il 3%. È un dato che considero importante soprattutto per la sua continuità: significa che la proposta formativa mantiene la sua solidità e la capacità di attrarre giovani musicisti da tutto il mondo, rappresentando per loro un’esperienza e un'opportunità di crescita significativa.
Ma c’è anche una ricaduta importante sulla comunità locale. Questi giovani arrivano da diversi Paesi e non sono semplicemente presenti per una singola giornata: soggiornano a Portogruaro, frequentano le attività del Festival, vivono la città e contribuiscono alla sua vitalità anche dal punto di vista turistico ed economico. Le Masterclass sono quindi uno degli assi portanti dell’identità del Festival, ma anche una presenza internazionale che per diverse settimane porta giovani, famiglie e accompagnatori a conoscere Portogruaro e il contesto in cui il Festival vive”.
Abbonati 2026 rispetto al 2025?
“Anche gli abbonamenti ci danno un segnale positivo, con un incremento di circa il 16% rispetto al 2025. È un dato che accogliamo con soddisfazione, soprattutto perché l’abbonamento rappresenta una scelta più consapevole da parte del pubblico.
Naturalmente il vero giudizio arriverà alla fine della manifestazione, quando avremo raccolto le valutazioni sull’esperienza complessiva. Ma questo incremento può essere letto come un segnale di fiducia nella proposta artistica e nella direzione che abbiamo intrapreso. Non lo considero un punto di arrivo, piuttosto una responsabilità in più: quella di essere all’altezza delle aspettative e di continuare a proporre un Festival capace di mantenere e incrementare nel tempo questa importante relazione”.
Maurizio Conti
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