La rassegna culturale “Porto… la Pace” continua a Portogruaro con un ritmo serrato e un programma che, settimana dopo settimana, si arricchisce di contenuti e voci autorevoli. Dopo le due mostre già aperte al pubblico — “Lettere al cielo” nella Sala delle Colonne del Municipio e “BeMyVoice” nella Galleria del centro — il percorso si amplia ora con una serie di appuntamenti dedicati ai popoli aggrediti, sterminati, oppressi e ai diritti umani violati nei contesti di conflitto.
Secondo il Global Peace Index, nel mondo sono attualmente attivi tra i 56 e i 59 conflitti armati principali, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. A questi si aggiungono le situazioni in cui intere comunità vivono sotto regimi autoritari, privati delle libertà fondamentali e dei diritti più elementari. In questo scenario, la rassegna portogruarese sceglie di mettere al centro il diritto universale alla pace, opponendosi alla narrazione della guerra come necessità inevitabile e invitando a riflettere sui costi umani, economici e ambientali della violenza.
A sostenere l’iniziativa è una rete di realtà locali che negli anni hanno costruito un impegno costante sul tema della pace: Cittadini per la Palestina, Comitato per la Pace di Portogruaro, Zeroguerre, Comitato per la Pace Veneto Orientale, Insieme per la pace in Congo, Amal – Radici di Speranza, Bottega del Mondo di Portogruaro. Un mosaico di associazioni e cittadini che, unendo competenze e sensibilità, hanno dato vita a un calendario di quattro incontri ospitati nella Galleria del centro.
Gli appuntamenti si terranno ogni venerdì alle 18, dal 27 febbraio al 13 marzo, con focus dedicati a Iran, Congo e popolo curdo. A questi si aggiunge un momento particolarmente atteso: domenica 8 marzo alle 16.30, un incontro con i bambini di Gaza, che condivideranno sogni, paure e frammenti di quotidianità.
La forza della rassegna risiede nella qualità dei relatori: docenti universitari, ricercatori e attivisti per i diritti umani, alcuni provenienti direttamente da Iran e Kurdistan, offriranno testimonianze dirette e analisi approfondite su realtà spesso poco conosciute. “C’è molto lavoro dietro all’organizzazione di questi eventi — racconta l’organizzatrice Sonia Bertusso — tanta energia e parecchio studio, perché sono realtà complesse. Parleremo di Iran, delle guerre dimenticate in Africa, del popolo curdo sotto attacco e dei bambini di Gaza con cui siamo in contatto”.
L’invito è rivolto a tutti: a chi desidera comprendere meglio le dinamiche internazionali, a chi vuole ascoltare storie di resistenza e dignità, a chi crede che la pace non sia un concetto astratto ma un diritto da costruire insieme. Perché, come ricorda il comunicato, Libertà e Pace sono condizioni interdipendenti, radicate nella natura umana e da difendere con atti concreti, non solo con le parole.
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